La New York degli anni ’70 rivive in Se La Strada Potesse Parlare

 

Un lavoro minuzioso di ricerca fotografica ha permesso al regista Barry Jenkins di ricostruire la New York degli Anni 70 – che fa sfondo all’amore di Tish e Fonny in Se La Strada Potesse Parlare nei minimi dettagli: palazzi e strade, acconciature e abbigliamento, interni ed esterni.

Il risultato è sorprendente, e ci parla di un mondo apparentemente lontano, ma che ha molto da raccontarci anche sulla nostra contemporaneità.

New York negli anni ’70: la ricostruzione scenografica

Se la strada potesse parlare è ambientato a Harlem, New York City: una città dove i quartieri hanno ciascuno un’identità, all’epoca molto diversa da come la conosciamo oggi. Il West Village in particolare non era un quartiere trendy come oggi, era abitato da numerosi immigrati anziani e non da giovani alternativi. Mark Friedberg, lo scenografo, li ha dipinti come se fossero dei regni. “A quei tempi” ha dichiarato, “andare in una zona diversa della città, voleva dire abbandonare il conforto del tuo ambiente, c’erano molte distinzioni”.

Le fotografie di Gordon Parks, Jack Garofalo e Paul Fusco hanno contribuito a visualizzare come erano la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, in special modo ad Harlem. Per la scala cromatica, Friedberg ha fatto riferimento alle immagini del treno funerario di Robert F. Kennedy, dove c’erano migliaia di persone in fila da New York a Washington.

Una delle particolarità del film sono gli ambienti interni, il loro sembrare vissuti, che trasmette l’amore e la vita dei veri spazi in cui i personaggi avrebbero potuto vivere. Un realismo storico che è quasi arte.

Una scena di Se La Strada Potesse Parlare

I vestiti “parlano”

La sinergia tra il reparto trucchi e quello costumi è stata necessaria e proficua. “Vedere dapprima i costumi è utile per inquadrare i personaggi”, ha affermato Donny Davi, responsabile del reparto trucchi, “permette di capire chi tra i personaggi è più raffinato, chi più sobrio”.

Lo stato d’animo dei personaggi, inoltre, è fortemente legato anche al loro abbigliamento. La costumista, Caroline Eselin-Shaefer, ha raccontato di aver fatto un lavoro con dovizia di particolari per mezzo di fotografie, ma anche assegnando ad ogni personaggio una “tabella di stati d’animo”.

La vincitrice del Golden Globe Regina King in una scena del film

Un aneddoto particolare della lavorazione ce lo racconta proprio lei, per comprendere cosa funziona splendidamente, alle volte senza volerlo, proprio perché tutto è impostato alla perfezione: “In una scena Tish indossa un abito blu e un cappotto marrone, mentre Fonny ha un cappotto blu e una camicia marrone. Hanno le stesse tonalità, una felice coincidenza.”

La chimica tra loro, la comunione dei sentimenti, nel film, sono palpabili proprio grazie a questo. A livello visivo c’è qualcosa di molto romantico.

Dare vita alle pagine del libro

La scrittura di James Baldwin esplora ogni dettaglio di Harlem: la postura, il modo di parlare della gente, gli alberi, i suoni. Tutto è stato ricostruito per rendere omaggio alla scrittura di Baldwin, l’autore del libro da cui il film è tratto, perché lui ha esplorato ogni dettaglio con le sue parole.

Lasciati avvolgere da questa atmosfera, che ci parla anche del nostro mondo di oggi: dal 24 gennaio al cinema.

2019-01-19T14:40:36+00:00