Barry Jenkins: ritratto di un eccellente regista “di parole”

 

Dopo il successo ottenuto con Moonlight, Barry Jenkins torna dietro la macchina da presa, attingendo alle pagine dell’omonimo libro di James Baldwin per  Se La Strada Potesse Parlare, dal 24 gennaio nei cinema italiani. In attesa di vederlo al cinema, immergiamoci nella sua carriera e scopriamo come si è avvicinato a questo romanzo per portarlo sul grande schermo.

Dall’esordio all’Academy

Dopo aver diretto alcuni cortometraggi, nel 2008 dirige il suo primo lungometraggio Medicine for Melancholy, un film a basso budget appartenente al movimento indipendente di cinema americano “mumblecore”, nato nel 2000. La pellicola ottiene diversi riconoscimenti, tra cui ben tre candidature agli Independent Spirit Awards 2009.

Il favore della critica è certo un trait d’union tra i suoi lavori, ma non è l’unico:  le ultime due pellicole del regista e sceneggiatore trentanovenne, nato e cresciuto a Miami,  sono accomunate dal fatto che si basano su opere di grande qualità narrativa e stilistica: Moonlight era ispirato dalla piéce teatrale “In moonlight black boys look blue” di Tarell Alvin McCraney, mentre Se La Strada Potesse Parlare si basa su uno dei più bei romanzi di James Baldwin.

Rimanere fedele alle pagine

Jenkins ha dichiarato di aver letto il libro per la prima volta nel 2009 e di aver subito pensato che sarebbe potuto diventare un film, per tradurre l’emozione provata durante la lettura: la storia d’amore tra Tish e Fonny infatti ha parole così pure, ricche, vibranti, da risultare adatte per essere raccontate attraverso immagini che non tradiscano lo spirito delle pagine.

Ogni decisione presa per dare vita al progetto affonda le sue radici proprio nella fedeltà al romanzo originale, nella fedeltà alla visione di James Baldwin. Nel suo libro i personaggi sono tratteggiati in modo molto specifico, dunque l’obiettivo del regista non poteva che tradursi nella necessità di raffigurarli avvicinandosi il più possibile all’immaginario del loro autore.

In viaggio con i suoi personaggi

Jenkins ha mantenuto la struttura a flashback del libro, attraverso i pensieri di Tish, e flashforward del romanzo. Il suo scopo era dare vita alla visione di Baldwin e compiere un viaggio con i suoi personaggi. Il libro ha tuttora una rilevanza sociale e culturale: questa storia, che tratta sia di speranze che di diseguaglianze, ha tanto da dire dell’epoca in cui viviamo oggi.

Proprio per questo, Jenkins sembra aver scavato a fondo ed è stato molto preciso nel decidere le scene e le battute da riprendere e quelle da eliminare.

La protagonista KiKi Layne con il regista Barry Jenkins sul set

Il potere dell’amore

È curioso scoprire quanto la lettura dei libri di Baldwin, di cui Jenkins ormai si considera un fanatico, abbia avuto una certa influenza anche sul discorso pronunciato alla cerimonia degli Oscar del 2017, quando gli è stata assegnata la statuetta per la Miglior Sceneggiatura non originale e per il Miglior Film.

Jenkins, nelle sue parole, affiancato dalla sua “famiglia artistica”, invitava a guardare il film come una riflessione sull’amare sé stessi, perché ciò che fa la differenza tra sognare e realizzare i sogni è proprio credere nell’amore. Dunque, per utilizzare un frase del suo ultimo film, “fidarsi dell’amore”.

Non ti resta che fidarti di queste parole, e  non perdere Se la Strada Potesse Parlare al cinema dal 24 gennaio.

2019-01-18T15:25:05+00:00